Pensioni, governa studia possibile anticipo età

Pensionati
Una coppia di pensionati da McDonald's, Milano, 16 ottobre 2012. REUTERS/Stefano Rellandini

di Francesca Piscioneri

ROMA (Reuters) - Il governo sta studiando in queste ore un piano che preveda la possibilità di anticipare l'età di pensionamento per evitare nuovi casi di esodati, cioè di lavoratori che nella crisi perdano il lavoro in tarda età ma senza aver raggiunto i requisiti per la pensione, trovandosi così senza reddito.

Lo ha annunciato il ministro del Welfare Enrico Giovannini precisando che la misura mira a venire incontro, attraverso strumenti flessibili, ad esigenze specifiche dei lavoratori.

"Stiamo lavorando agli aspetti tecnici. E' un provvedimento complesso che può prevedere anche il contributo delle aziende", ha detto Giovannini a margine di un convegno Inail.

Allo studio c'è "in queste ore, con il ministero del Tesoro, una proposta robusta sia da un punto di vista finanziario, sia giuridico da presentare alle parti sociali".

Il ministro ha spiegato che l'idea è quella di avere "la contribuzione di tutti e tre i soggetti [lavoratori, imprese e Stato] in funzione delle condizioni soggettive del lavoratore attraverso strumenti flessibili".

L'ipotesi era già emersa nel periodo di preparazione della legge di Stabilità. In quella occasione era stato riferito a Reuters che si valutava la possibilità di dare ai senza lavoro, lontani 2-3 anni dalla pensione, un anticipo dell'assegno previdenziale da restituire gradualmente una volta raggiunta l'età d'uscita prevista dalla legge.

Il problema sta nel reperimento delle risorse.

Il Pd, per esempio, ha proposto l'uscita dal lavoro tra i 62 e i 70 anni, per chi ha almeno 35 anni di contributi, con penalizzazione per chi ha tra 62 e 65 anni, e un incentivo tra 67 e 70 anni. Piano che, Giovannini, aveva definito "incompatibile con il percorso di contenimento della spesa pensionistica".

BENE FLESSIBILITA' SE COMPATIBILE CON FINANZA PUBBLICA

Cesare Damiano, presidente Pd della commissione Lavoro della Camera ed estensore della proposta, aspetta il merito e ricorda che, nonostante siano stati tutelati 160.000 lavoratori, "il problema degli esodati non può dirsi risolto". Fino al 2020 il governo ha stanziato circa 12 miliardi per garantire un reddito a questi lavoratori.

La legge Fornero ha innalzato l'età di pensionamento a 66 anni, modificando il precedente sistema delle quote. In alternativa si può lasciare il lavoro dopo aver versato 41 o 42 anni di contributi a seconda del sesso.

Il ministro, nel pomeriggio, ha precisato che il nuovo piano non stravolgerà le regole della riforma.

"Si ribadisce che l'ipotesi alla quale si sta lavorando non modificherebbe le regole pensionistiche attualmente esistenti, ma offrirebbe uno strumento aggiuntivo cui si accederebbe su base volontaria, con il possibile coinvolgimento delle imprese, come già avviene nei casi previsti dalla legge per le aziende di maggiori dimensioni", scrive Giovannini in una nota.

Per la Cgil, "contrariamente a quanto dice il ministro, sono proprio le regole della riforma Fornero che vanno cambiate", che propone di introdurre "un meccanismo di vera flessibilità che non sia penalizzante per i lavoratori e produca regole sostenibili ed efficaci", afferma il segretario confederale, Vera Lamonica.

La Cisl definisce "disastroso" l'irrigidimento dei criteri di pensionamento introdotti dalla riforma Fornero e plaude a una maggiore flessibilità anche alla luce della crisi, ma chiede al governo concretezza.

"Tali soluzioni [di maggiore flessibilità] potrebbero contribuire a risolvere definitivamente la questione degli esodati. Gli annunci però non bastano e bisogna passare ai fatti", ha detto il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia